Nomadland

Home is it just a word? Or is it something that you carry within you?

Inizia con una strofa di Home Is A Question Mark di Morrisey, tatuata sull’avambraccio di una sconosciuta, lo sguardo sulla vita di Fern, una donna ultra sessantenne, ancora troppo giovane per la pensione, ma troppo vecchia per riposizionarsi stabilmente nel mondo del lavoro…un lavoro che ha perso più di vent’anni prima, quando la fabbrica in cui era impiegata col marito e che aveva dato loro una casa nella sperduta cittadina di Empire, ha chiuso.

Fern ora è vedova, ha accettato qualsiasi tipo di impiego temporaneo, dall’insegnante, alla commessa alla magazziniera, ha dovuto lasciare la casa ad Empire e dormire in un van, in cui si sposta, dal Nebraska al Sud Dakota, dall’Arizona alla California passando per il Nevada, da un lavoro stagionale ad uno di fortuna, incontrando sul cammino nomadi come lei, che sua sorella tenta di comprendere secondo un’ ottica borghese definendoli “i nuovi pionieri”.

Cosa significa casa? E’ solo una parola o è qualcosa che porti dentro te?

Per Fern casa sono i ricordi della vita di prima, quelli che ha stipato nel suo van, quelli che ha lasciato nel garage ad Empire, quelli del marito che l’accompagnano in ogni istante di questo viaggio che assomiglia da vicino ad Into The Wild di Sean Penn nell’autunno dell’esistenza, quando non si attende più il piacere, ma soltanto che si calmi il dolore.

Se per Alex Supertramp la scelta di vivere in solitudine attraversando l’Ovest degli Stati Uniti fino all’Alaska era nata dal rifiuto della classe benestante da cui proveniva, per Fern la decisione di abbandonare una vita stabile, fatta di riferimenti e di certezze è di fatto una scelta forzata, dovuta allo stritolamento di un capitalismo che ti mastica e ti sputa ai margini di una società di cui prima pensavi di essere al centro. In entrambi, però, brucia lo stesso respiro ampio di chi non smette mai di ampliare i propri confini interiori fino ad annullare quelli esterni, di chi è riuscito a sganciarsi dal ricatto della stanzialità, dei dogmi che pongono al centro di ogni cosa una casa con il giardino e la staccionata bianca, una grande tavola intorno a cui riunirsi il giorno del Ringraziamento ed il rumore famigliare dei passi nell’ingresso…

C’è una forte affermazione identitaria ed insieme di comunità: se resta la consapevolezza che Happiness Only Real When Shared, la pellicola di Chloé Zhao sublima questa condivisione in momenti di trascurabile felicità, come quando Fern “dona” un sonetto di Shakespeare ad un ragazzo di strada scaldandosi davanti al fuoco, perchè lo dedichi al suo amore lontano…

Frances McDormand è lo spirito e l’anima non soltanto della protagonista per la cui interpretazione a conquistato il terzo Oscar della sua carriera, ma dell’ intero film che ha il sapore del documentario e che riesce a scavare nei nostri cuori per poi lasciarci “Oltremare”.

Voto 3/5