L’Auberge Espagnole

La mia prima volta a Barcellona è stata nell’aprile 2002. Non sapevo praticamente nulla di quella città, la Spagna in generale era qualcosa a cui non avevo prestato attenzione fino ad allora: per l’adolescente pretenziosa che ero, si trattava di un paese molto, troppo simile al mio, ma in qualche modo più grossolano…

Se negli anni a seguire gli amici l’avrebbero scelta come meta delle vacanze, o dell’ Erasmus sulla falsariga de L’Appartamento Spagnolo, film di Cédric Klapisch che ebbe un successo straordinario proprio quell’anno, io avrei adottato la Francia come seconda patria e Londra come città dei sogni.

L’unico motivo per cui eravamo finiti nella capitale catalana era che Ele, la mia migliore amica, l’aveva fortemente voluta come destinazione per la gita di fine anno e quel suo desiderio si stava realizzando ora che lei era morta da neanche quattro mesi e per cinque giorni di pioggia e brutto tempo, tentammo disperatamente di trasmettere questo dono alla sua anima, dovunque si trovasse in quel momento…

Ricordo distintamente l’arrivo traumatico sulle ramblas, quando ci trovammo nel bel mezzo di un corteo No Global, la tensione dei manifestanti, i nostri pensieri a metà fra solidarietà, partecipazione e scetticismo, in un momento storico in cui tutto sembrava sul punto di esplodere e l’urgenza di battersi contro lo sfruttamento economico dei paesi più poveri, le guerre finanziate dagli USA, il lavoro minorile, il sistema bancario dei paradisi fiscali, la distruzione dell’ambiente e delle sue risorse, l’imperialismo ed il rigurgito della Guerra Fredda era diventatata qualcosa di insopportabile, a meno di un anno dal G8 di Genova, dalla morte di Carlo Giuliani e dal sangue versato nella scuola Diaz…

La carica della polizia, noi che fuggiamo, i lacrimogeni, lo scontro…non so esattamente quante ore passarono e come riuscimmo a ritrovarci tutti ad un certo punto, penso soltanto adesso al terrore e alla preoccupazione dei nostri professori, della responsabilità enorme che gravava sulle loro spalle e di come in quel periodo continuassi ad essere travolta dalla vita nonostante l’impressione di immobilità che mi stringeva lo stomaco.

Vent’anni dopo, i temi del mondo non sono cambiati, a volte mi è sembrato che i ragazzi di Greta Thunberg dicano le stesse cose di allora, ma nessuno di noi in fondo è stato abbastanza forte per vincere almeno una battaglia delle mille che hanno annichilito il futuro, la vita, le speranze…

Sono tornata in una Barcellona più quieta, affollata di turisti senza pretese e di giovani squattrinati, ma che mi ha fatto stare bene con la semplicità dei sorrisi, delle chiacchiere fino a tarda notte nei localini di El Born, dei pomeriggi rilassati sulla spiaggia di Barceloneta e delle passeggiate fra i saliscendi di Parc Güell

Trascorrere la giornata di San Jordi, ha significato le visite gratuite alla Biblioteca De Catalunya e a Palau Guell, incontri con autori e libri autografati a Plaça Reial , la meraviglia di Casa Batlò impreziosita dalle rose rosse, l’ elegante Pedrera ed una cena di pesce che non si dimentica da Lluritu

Mentre dovunque capeggiavano i cartelloni pubblicitari della sua capsule Paula’s Ibiza, che prende il nome dalla boutique fondata nel 1972 sull’isola delle Baleari da Armin Heinemann e Stuart Rudnick, Loewe ha inaugurato la boutique Casa Barcelona a Paseo de Gracia proprio nel giorno della festa dei libri. Tra abiti ed accessori coloratissimi, la macro scultura in bamboo dell’artista giapponese Tanabe Chikuunsai vale assolutamente la pena di essere ammirata…

In questo mood vacanziero, dopo la colazione perfetta da Green&Berry, ho comprato una borsa di paglia fatta a mano che potrebbe essere perfetta anche in città, da Primitiu. Il concept store di Silvia García si trova in Carrer d’Enric Granados, la via principale di un quartiere dove potrei vivere felice, a ridosso di quell’ Avinguda Digonal che mi ha ricordato tanto la meno democratica e bellissima Madrid.

Per il classico paio di espadrillas, immancabile acquisto quando si va in Spagna, ho fatto tappa nel Barri Gòtic, nella storica boutique de La Manual Alpargatera, che confeziona a mano il modello perfetto dal 1940…io ho scelto i nastri colorati del modello Pinxo, in giallo, ovviamente..;-)

La cena più sorprendente? Quella al vegetariano The Green Spot, elegante e sofisticato ristorante dall’atmosfera internazionale.

Grazie, Barna, non vedo già l’ora di tornare a trovarti.

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